Logo naturistaMETTERE A NUDO LA PSICHE ATTRAVERSO IL NATURISMO Logo naturista


Il testo originale inglese può essere letto in questa pagina del blog "Through a Naturist Lens"

 

Testo di Robert G. Longpré
C’è una verità che opera nel mondo moderno, e cioè che l’abito fa il monaco, gli abiti quindi creano una versione di noi che noi stessi scegliamo di creare per adattarci alle varie situazioni in cui ci troviamo. Questa è un’immagine accuratamente controllata che nasconde più cose di noi di quante in realtà ne riveli.

 

Come terapista, al lavoro vesto in modo differente rispetto a quando esco con i vicini per prender parte ad attività ricreative o ad eventi più formali; il mio modo di vestire si adatta quindi alle diverse situazioni. Cosa voglio rivelare di me stesso? Su cosa voglio che gli altri notino di me o su cosa voglio si focalizzino?

Non appena i vestiti cadono è più facile essere se stessi con gli altri.
Non appena i vestiti cadono è più facile essere se stessi con gli altri.

Molto spesso, per molte persone, l’abbigliamento permette di nascondersi da sé stessi; l’ultima cosa che vogliono è aprire il vaso di Pandora che nasconde i fantasmi e le ombre del passato o le ombre oscure

degli istinti e delle pulsioni che percepiscono in agguato al di sotto della loro consapevolezza.

Quando siamo nudi davanti allo specchio, di norma non apprezziamo ciò che vediamo. Abbiamo passato tanto tempo a nascondere il nostro corpo a noi stessi e agli altri che proviamo disagio quando messi di fronte alla reale apparenza del nostro corpo (le cicatrici, gli inestetismi, la troppa o troppo poca carne); è difficile accettare l’autenticità del nostro corpo, vogliamo “aggiustarlo” in qualche modo e, di norma, il modo più comune per aggiustarlo è semplicemente nasconderlo.

L’idea che i nostri studenti, colleghi, capi o figli ci vedano senza nulla addosso se non la nostra stessa pelle scatena una scarica di paura nel nostro cervello. Dopo tutto abbiamo impiegato così tanto tempo per creare la nostra identità che ci dà presenza e autorevolezza all’interno della comunità; come potranno gli altri continuare a rispettarci dopo averci visto nudi?

Immaginate un insegnante che sia stato visto nudo su una spiaggia da alcuni suoi allievi; di sicuro quegli studenti perderanno il rispetto nei suoi confronti, ne informeranno gli altri, la qual cosa porterà quell’insegnante a perdere il suo impiego.

Eppure quando prendiamo il rischio di disfarci degli abiti in compagnia di altri che fanno altrettanto, noi stiamo condividendo qualcosa che costruisce una relazione e si basa sulla fiducia. Per esempio, il suddetto insegnante nudo in spiaggia viene visto da alcuni suoi allievi, anch’essi nudi: come il loro insegnante, anche questi studenti hanno deciso di “correre il rischio” di essere nudi in mezzo ad altri, molti dei quali sono perfetti sconosciuti. La probabilità che questi parlino ad altri di tale situazione è alquanto bassa in quanto anch’essi verrebbero a trovarsi esposti al ridicolo e alla riprovazione. In quegli studenti, il rispetto nei confronti del loro insegnante aumenterà invece di diminuire.

Voglio usare un esempio di "counseling" per mostrare come questo è in realtà quello che facciamo quando rischiamo di essere vulnerabili. Una persona si rivolge ad un professionista quando necessita di una terapia psicologica e, poco a poco si apre al terapeuta, ottenendone un aiuto. Tipicamente il terapeuta mantiene una distanza mentre ascolta i problemi del paziente. Quando la terapia subisce un arresto, di norma è perché il paziente percepisce una crescente disparità tra sé stesso e il terapeuta. Una piccola apertura da parte di quest’ultimo, l’atto di mostrare una sua vulnerabilità, di norma aiuta a ristabilire un miglior bilanciamento tra terapeuta e paziente e un conseguente aumento di fiducia di quest’ultimo. Entrambi i soggetti, terapeuta e paziente, sono più schietti l’uno nei confronti dell’altro e con l’aumento della fiducia, la terapia può ripartire.

L'atto di essere nudi in presenza d'altri è un atto di fiducia. Ci ricorda che al di sotto dei nostri travestimenti e ruoli sociali, siamo praticamente tutti uguali, esseri umani che condividono lo stesso pianeta, la stessa aria, lo stesso obiettivo di raggiungere un po' di felicità nel mondo in cui viviamo.

 

© Robert G. Longpré(2014)
© sulla traduzione Marco Freddi (2014)

 


 

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