IN PRINCIPIO ERA WAGNER


Per comprendere l’evoluzione della musica nel XX° Secolo, è necessario fare un passo indietro e considerare l’opera di Wagner. L’idea cardine dell’opera del Richard Wagner grande compositore tedesco era la creazione della cosiddetta "arte totale". Con questa espressione Wagner intendeva alludere alla fusione in un unico grande connubio, il melodramma, la musica sinfonica, la parola poetica e l’arte figurativa e scenica, di modo che il tutto fosse superiore alla somma delle parti.

Nel periodo in cui Wagner teorizzava (e cominciava a mettere in pratica) la sua "rivoluzione", già altri compositori (come Liszt, ad esempio), stavano arrivando a conclusioni simili, anche se non così ambiziose (la forma musicale del poema sinfonico, fusione tra musica e letteratura o tra musica e pittura è di questo periodo).

Wagner, e molti musicisti dopo di lui, comincia coll’accollarsi l’onere del testo delle sue opere, senza più rivolgersi alla figura del librettista. In seguito, con la creazione del festival musicale di Bayrouth, egli comincia a lavorare personalmente alla messa in scena dei suoi lavori.

Il passo più importante nel percorso di unificazione proposto da Wagner è laFranz Liszt fusione tra l’opera lirica e la musica sinfonica, operata mediante la sostituzione dell’accompagnamento orchestrale tradizionale, che vede in moltissimi casi l’orchestra relegata a puro e semplice accompagnamento armonico, con una vera e propria partitura sinfonica che, in molti casi si spinge fino alla autosufficienza, potendo essere in ultima analisi eseguita separatamente, senza l’ausilio della parola cantata.

Da questo momento in poi, il compositore diviene autore a tutto tondo, riunendo in sé le qualità di musicista, di poeta e di regista/impresario, come ad esempio, per fare un nome, è il caso di Arrigo Boito, che mette in scena il suo Mefistofele (di cui è autore unico), curandone anche l’allestimento [esempio n.1].

Lo stesso si può dire, parlando dell’evoluzione del canto, che, partendo dal declamato wagneriano si evolve nella forma esasperata dell’espressionismo tedesco (Hindemith e, in parte Richard Strauss), fino ad arrivare allo Sprachgesang sviluppato da Schönberg [esempio n.2] e all’uso del rumore inarticolato utilizzato, tra gli altri, da Ligeti nella sua composizione "Adventures".

Il passo successivo nell’evoluzione musicale (anche se non strettamente collegato a Wagner in quanto tale), è l’introduzione di un’altra forma espressiva, quella del suono sintetizzato o del rumore. Già all’inizio del secolo, l’uso di suoni non strettamente musicali aveva cominciato a fare capolino nelle composizioni di autori come Puccini, che inserisce rumori di uccelli riprodotti con attrezzi acconci nell’intermezzo tra secondo e terzo atto di Madama Butterfly, e Respighi, che nei suoi Pini di Roma inserisce il canto di un usignolo registrato.

Lo stesso concetto di leitmotiv sviluppato da Wagner per dare coerenza e organicità alle proprie opere viene accolto dalle generazioni successive (avanguardie comprese), trovando poi la propria apoteosi nella musica da film, per certi versi supremo connubio tra forme artistiche.

 

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ESEMPIO 1
"Aria di Elena" (finale) dal quarto atto del Mefistofele di Arrigo Boito nell'interpretazione di Floriana Cavalli con l'Orchestra di Santa Cecilia in una registrazione del 1958 
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ESEMPIO 2
Frammento di
Un sopravvissuto di Varsavia, Op.46, di Arnold Schönberg eseguito da Gottfried Hornik accompagnato dalla Filarmonica di Vienna diretta da Claudio Abbado in una registrazione del 1993 
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