Il Minimalismo
Dopo l’ondata iconoclastica della dodecafonia, il serialismo integrale di Darmstadt, l’aleatorietà di Cage, la musica concreta e la musica elettronica, la musica “colta” del XX° Secolo sembra riscoprire la tecnica tonale. La tonalità, in realtà mai abbandonata del tutto (si vedano le esperienze di ibridazione tonale-dodecafonica di Berg tanto per fare un esempio) si ripresenta però in forme un po’ diverse da quelle che aveva prima dell’avvento della seconda scuola di Vienna.
A
parte casi particolari come la musica di Howard
Hanson (romantico per vocazione) o Walter Piston, interessato alla commistione
tra tonalità e atonalità, ma con una preminenza abbastanza netta per la prima,
il filone dove la musica tonale mantiene salda la sua presa è dapprima quello
della musica cinematografica - in special modo quella americana - (dove però
l’uso della tonalità è dettato più dai dati anagrafici dei compositori, quasi
tutti di ascendenza europea e di scuola tardo romantica e, soprattutto dal fatto
che si tratta di musica che, seppur generando capolavori assoluti, deve piegarsi
in qualche modo al fine affabulatorio del film che commenta (su questo discorso
si tornerà però in altra sede).
A partire dagli anni ’50 però anche la musica di ricerca sembra tornare alle origini. Sembra solo, però, in quanto l’approccio alla tonalità è un po’ particolare. In un caso si ha lo sviluppo di un filone musicale che si ispira alla spiritualità (non solo orientale ma anche protocristiana) e che porterà alla nascita di musicisti come Tavener, Pärt o Gorecki che, attraverso l’uso di una tecnica compositiva che utilizza accordi tonali ma che punta anche sulla immobilità costruita con note lunghissime e frasi lente mira a creare una sorta di struttura di meditazione che porta l’ascoltatore quasi fuori da sé stesso.
L’altro filone di ricerca - il MINIMALISMO - in un certo senso, invece, sembra voler fare l’opposto. Sempre ispirandosi alle dottrine orientali (anche se questo non per tutti i musicisti di questo filone), il minimalismo punta ad esplorare l’uso del cosiddetto loop, cioè il giro continuo e quasi invariato di cellule sonore. Nel minimalismo, cioè, la melodia è quasi assente, sostituita da minime cellule musicali costituite da piccole scale, arpeggi o micro-temi ripetuti secondo tecniche di traslazione che ne variano in minima parte la struttura, la velocità o la costruzione ad ogni loro ripresentazione.
L’esponente forse più rappresentativo di
questa forma hard del minimalismo è sicuramente STEVE
REICH, la cui tecnica compositiva quasi
matematica nella sua radicalità rende le sue composizioni dei veri e
propri manifesti programmatici. [Di Steve Reich
ascolta: frammento di MUSIC FOR MALLET INSTRUMENTS, VOICES AND ORGAN
eseguita da Steve Reich and musicians (Deutsche Grammophon 427
428-2)] (205
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Il compositore più famoso
di questa scuola però è sicuramente
PHILIP GLASS,
il quale, pur rimanendo ancorato a questa tecnica compositiva è riuscito ad
infondervi anche una notevole carica emotiva, dovuta forse alla capacità che
ha dimostrato di costruire loop e cellule minimali che, pur
non seguendo rigidamente le “regole” (si vedano le strutture variabili di composizioni
come KOYAANISQATSI) si mantengono però saldamente nell’alveo della tecnica
mnimale. [Di Philip Glass ascolta PRUIT IGOE da KOYAANISQATSI
(brano completo) eseguto dal PHILIP GLASS ENSEMBLE diretto da MICHAEL REISMAN
(Antilles ANCD 8707)] (1,21
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I
nomi europei più interessanti in questo genere sono sicuramente quelli di
MICHAEL
NYMAN - largamente conosciuto per
le sue colonne sonore per i film di Peter Greenaway - la cui tecnica si basa
in gran parte sul recupero attraverso la costruzione minimale di sonorità e
stilemi musicali che rimandano al sei-settecento inglese [Di Michael Nyman ascolta
: frammento da CHASING SHEEP IS BEST LEFT TO SHEPHERDS
da I MISTERI DEL GIARDINO DI COMPTON HOUSE, eseguito dalla MICHAEL NYMAN BAND
(Argo 43888 820-2)] (162
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GAVIN BRYARS,
che ama contaminare le sue strutture minimali con
artifici di altri e tecniche compositive, quali ad esempio l’uso di registrazioni
su nastro magnetico; esemplare a questo proposito è “Jesus’ Blood Never Failed
Me Yet” dove il musicista rielabora elettronicamente un loop con la voce di
un barbone che intona l’inno del titolo. [Di Gavin Bryars ascolta:
frammento di TITANIC LAMENT da THE SINKING OF THE TITANIC eseguito dal GAVIN
BRYARS ENSEMBLE (Point music 446 061-2)] (204
Kb)
DISCOGRAFIA
Oltre ai dischi da cui sono tratti i clip audio, i cui codici sono indicati a fianco dei clip stessi, si segnalano a titolo di esempio tra i numerosissimi dischi di minimalismo anche i seguenti: