Un genio fuori del suo tempo: Charles Ives


 

Ritratto di Charles IvesLa parabola artistica di Charles Edward Ives (1874-1954) rappresenta forse un caso più unico che raro nella musica americana in particolare (ed occidentale in assoluto), a cominciare dalla sua professione, ciò che più si allontanava dalla musica; era infatti un assicuratore con l’"hobby" della composizione. 

Questa passione gli derivava dal padre, direttore di banda nella natale Danbury nel Connecticut, il quale, già negli anni Settanta dell’Ottocento sperimentava l’uso dei quarti di tono (ormai pressoché sconosciuti nella musica occidentale da circa 1500 anni, cioè da quando la chiesa cristiana li aveva banditi dalle composizioni musicali perché giudicati troppo sensuali) e la tecnica politonale. 

Il giovane Charles, senza essere a conoscenza degli sviluppi della musica "colta" occidentale, sviluppò quindi, grazie agli insegnamenti paterni, uno stile compositivo del tutto personale e slegato dagli stili imperanti. Non scrisse mai composizioni impressionistiche né dodecafoniche, anche se la sua propensione per la sperimentazione lo portò a sviluppare composizioni che facevano largo uso sia dei quarti di tono, sia della politonalità e della poliritmia (l’uso di diferenti tonalità e differenti ritmi all’interno dell’organico musicale impegnato nell’esecuzione); un esempio esemplare di questo è la Sinfonia N. 4, composta negli anni Venti del Novecento, la quale fa largo uso della poliritmia (specie nel secondo movimento) e della politonalità, facendo un uso intensivo della citazione di canzoni popolari, marce e inni sacri (una tecnica nella quale Ives era un vero maestro). 

Vi è anche un uso molto libero dell’orchestrazione (ogni movimento ha un organico differente) che, tra l’altro fa uso di due pianoforti, uno dei quali accordato sui quarti di tono, un organo (che può essere affiancato anche da un secondo, addirittura un Theremin) e di un sestetto di trombe, una delle quali esegue un’unica nota in tutta la sinfonia. 

La notazione più interessante è che l’intera sinfonia (che oltre al direttore d’orchestra richiede due direttori assistenti per dirigere la complessa struttura poliritmica del secondo movimento) non fu mai udita per intero dal suo autore; nel 1929 vennero infatti eseguiti i soli primi due movimenti, mentre per avere un’esecuzione completa si dovrà attendere la fine degli anni '50. 

Un’altra caratteristica della musica di Ives è la stretta correlazione tra la scrittura musicale e il pensiero filosofico che la sottende. L’esempio più appropriato di questo tipo di composizioni è senza dubbio The Unanswered Question, nella quale, sopra un tappeto immoto, una tromba ripete incessantemente una domanda alla quale il resto dell’orchestra non dà nessuna risposta sensata. Questo pezzo ci parla già all’inizio del secolo (la composizione risale circa al 1906) dell’incomunicabilità e dell’incapacità del genere umano di dare risposte alle domande fondamentali della vita.

Ives, che vinse il premio Pulizer per la sua terza sinfonia nel 1947, quello stesso anno, dopo aver scritto per orchestra (sia piccola che grande), per pianoforte, organo, nonché per il coro e per diverse formazioni che si possono definire "da camera", smise di comporre e si ritirò, come si suol dire, a vita privata fino alla morte, sopravvenuta nel 1954.

L’insegnamento compostitivo di Ives, fino a pochi anni fa quasi completamente sconosciuto al grande pubblico, pur non essendo assolutamente accademico e non essendo legato agli stili e alle tendenze della ricerca musicale, ma anzi precorrendole inconsciamente, ha stabilito dei punti fermi nello sviluppo della musica del Novecento esattamente quanto lo ha fatto, ad esempio, la codifica della dodecafonia ad opera di Schönberg (la rinascita dell’uso dei quarti di tono, tanto amato dai compositori della scuola di Darmstaat si deve in realtà proprio a lui).

Ora, peraltro, anche il grande pubblico, complice la commemorazione del centenario della sua nascita avvenuta nel 1976, si è finalmente avvicinato a questo vero e proprio gigante della musica occidentale, tributando ad ogni esecuzione ogni volta ovazioni e consensi. 

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PICCOLA DISCOGRAFIA

ATTENZIONE: per le clip audio ciccare sui link sottostanti.
È necessario avere REAL PLAYER G2 (o versione superiore) nel proprio sistema


Copertina dell'album di Howard Hanson. CHARLES IVES: Three Pieces In New England – Sinfonia n. 3 [+ WILLIAM SCHUMANN: New England Triptych – PETER MENNIN: SinfoniaN. 5] - Eastman-Rochester Orchestra diretta da HOWARD HANSON (MERCURY 432 755-2)
Copertina della quarta sinfonia di Ives diretta da José Serebrier. CHARLES IVES: Sinfonia n. 4 [Frammento del Secondo movimento] JOHN ALLDIS CHOIR, LONDON PHILHARMONIC ORCHESTRA diretti da JOSÈ SEREBRIER (Chandos CHAN 8397)
Copertina dell'album di Morton Gould di musiche di Ives. CHARLES IVES: Sinfonia n. 1 in re minore – THE UNANSWERED QUESTION [Ascolta un frammento] – ROBERT BROWNING OVERTURE – SUITE ORCHESTRALE N. 2, CHICAGO SIMPHONY ORCHESTRA diretta da MORTON GOULD (RCA Classical Navigator 74321 29246 2)

Un’altra esecuzione, ad opera della LONDON SYMPHONY ORCHESTRA diretta da LEOPOLD STOKOWSKi può essere ascoltata su disco DECCA PHASE 4 (448 956-2).

LEONARD BERNSTEIN alla guida della NEW YORK PHILHARMONIC ORCHESTRA ha eseguito varie composizioni di Ives, tra cui la Sinfonia n. 2 e Central Park in the Dark [Ascolta un frammento] (DG 429 220-2). Ha eseguito (sempre per DG) anche le altre tre sinfonie del compositore di Danbury.

Per avere maggiori informazioni sulla vita e l’opera
di Ives è possibile visitare il sito http://www.charlesives.org/

 



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