In cerca di una musica nazionale


Dopo l’exploit di Fry e prima dell’avvento sulla scena musicale americana di Ives e delle sue idee rivoluzionarie, la musica americana si uniforma nuovamente agli standard compositivi del vecchio continente, scimmiottandone in alcuni casi addirittura i giganti. In questo contesto, alcuni musicisti, pur mantenendosi nell’alveo dello stile europeo (la maggior parte aveva studiato in Europa e ne aveva assunto, quasi per osmosi, gli stilemi compositivi), spinti in parte proprio dalle parole "patriottiche" di Fry, cercano di sviluppare un suono e uno "stile" che si possano dire prettamente americani.

Negli ultimi decenni del XIX Secolo i compositori americani si volgono sempre più alle sonorità del loro paese, innestando nella loro musica i sapori popolari dei pionieri o cercando di imitare le sonorità delle popolazioni indigene (specie negli ultimi anni dell’800, spinti da un compositore europeo trasferitosi temporaneamente negli Usa; sarà proprio la cosiddetta Sinfonia dal Nuovo Mondo di Dvorák, con i suoi temi indiani a spingere i musicisti americani verso l’uso dei temi popolari).

Un altro elemento fondamentale nello sviluppo del linguaggio americano viene direttamente dalla musica delle popolazioni schiave. I canti dei neri d’America saranno infatti alla base dello sviluppo di quella che a tutt’oggi è forse la musica più americana di tutte: il jazz.

In questo panorama, la musica americana continua comunque a tenersi ancorata alla tradizione europea. Un esempio tipico di questo è l’opera di un compositore molto importante nella scena classica della seconda parte dell’800 e di un gigante della bacchetta, nonché grandissimo compositore del ‘900: Edward MacDowell e Howard Hanson.

Edward MacDowell (1860-1908), compositore, pianista superlativo e accademico, era il musicista americano più famoso del suo tempo. In tenera età viene portato in Europa dalla madre e ha modo di studiare musica a Parigi (assieme ad altri futuri compositori, quali ad esempio Debussy), svilupperà quindi un linguaggio piuttosto classico (la sua notorietà sarà infatti eclissata solo dalla spregiudicatezza compositiva di Ives). Nelle sue composizioni, tutte di stampo romantico, si scorge però un afflato naturalistico che sfocerà verso la fine della sua vita, anche per questo musicista, in un uso del linguaggio "di richiamo" della musica dei nativi americani (sempre però nell’alveo della scrittura romantica) [si ascolti ad esempio la sua Suite N. 2, che non a caso porta il titolo di "Indiana"].
 

Ascolta un framento del secondo movimento (Love Song) della Suite Indiana di MacDowell nell’esecuzione della Ulster Orchestra diretta da Takuo Yuasa

* * *

Howard Hanson (1896-1981), rappresenta invece un interessante "anacronismo" musicale. 

Howard Hanson in un ritratto di Stanley Gordon.Direttore d’orchestra di indiscusso valore e cattedratico di musica alla Eastman Rochester School (in cui fondò e diresse l’orchestra omonima per tutta la sua vita), pur conoscendo gli sviluppi della musica del ‘900 (e avendone diretto anche i capolavori, ad iniziare dalla musica di Ives, di cui è stato un grandissimo divulgatore), non amava molto i turgori iconoclastici e le dissonanze delle avanguardie. Per tutta la vita, infatti, sia nella musica sinfonica che in quella operistica, Hanson ha mantenuto lo stile tardo-romantico, pur piegandolo alle esigenze della scrittura novecentesca. Il suo, insomma, non è un rifugiarsi a-critico nel passato, ma una dichiarazione di intenti volta a mantenere in vita uno stile compositivo che, dopo tutto, aveva ancora molte cose da dire. Esempio forse più fulgido della sua arte sono la Sinfonia N.2, dal programmatico titolo di "Romantica" (nota al grande pubblico per essere stata usata da Ridley Scott per adornare la sequenza finale e i titoli di coda del suo capolavoro dal 1979, Alien) e dall’opera lirica Merry mount, che chiarifica definitivamente l’approccio "falsamente" classico del compositore, il quale intende con la sua musica dimostrare che la notazione tonale ottocentesca ha ancora molto da dire (non per niente questo musicista è molto amato dai cosiddetti neo-romantici, anche se, purtroppo, è quasi sconosciuto al grande pubblico).
 

Ascolta il finale del Primo Movimento della Sinfonia n. 2 "Romantica" di Hanson nell’esecuzione della Seattle Symphony diretta da Gerard Schwartz

 

* * *

Piccola discografia

 

Edward McDowell

 

Copertina del dosco.Suite n. 1 Op.42 - Suite n. 2 Op.48, "Indiana", Hmlet and Ophelia Op.22 - Ulster Orchestra, Takuo Yuasa
(NAXOS 8.559075)

 

 

 

Copertina del dosco.Concerti per pianoforte e orchestra nn. 1 e 2; Witches' Dance; Romanza per violoncello e orchestra - Stephen Prutsman (piano), Aisling Drury Byrne (violoncello), National Symphony Orchestra of Ireland, Arthur Fagen (NAXOS)

 

Howard Hanson

 

Copertina del dosco.Sinfonia N.1; Sinfonia N.2; Song of democracy - Eastman School of Music Chorus, Eastman Rochester Orchestra, Howard Hanson (MERCURY 432 008-2)

 

 

 

Copertina del dosco.Sinfonia n. 1 "Nordica"; Sinfonia n. 2 "Romantica"; Elegia in memoria di Serge Koussewitsky - Seattle Symphony Orchestra, Gerard Schwarz 
(DELOS DVCD 3073)

 

 

 

Copertina del dosco.Sinfonia n. 3; Sinfonia n. 6; Fantasy Variations on a Theme of Youth - Seattle Symphony Orchestra, Gerard Schwarz (DELOS DE 3092)

 

 

 

Copertina del dosco.Sinfonia n. 4 Op.34 "Requiem"; Serenata per flauto arpa e archi Op.35; Il lamento di Beowulf Op. 25; Pastorale per oboe arpa e archi Op. 38; Merry Mount Suite - Seattle Symphony Orchestra and Chorale, New York Chamber Symphony of the 92th Street Y, Gerard Schwarz (DELOS DE 3105)

 

 

Copertina del dosco.Sinfonia n. 5 "Sinfonia sacra"; Sinfonia n. 7 "Sinfonia marina"; Mosaics [1958], Concerto per pianoforte in Sol minore - Carol Rosenberger (piano), Seattle Symphony Orchestra and Chorale, Gerard Schwarz (DELOS DE 3130)

 

 


TORNA AL SOMMARIO