Il cerchio si
chiude
(seconda parte)
I primi sentori del riavvicinamento tra la musica
colta e quella popolare si hanno alla fine de
gli
anni quaranta, quando alcuni musicisti jazz cominciano a mischiare il jazz con
la musica sinfonica (emblematico ad esempio il caso di Harlem di Ellington,
composto espressamente per Arturo Toscanini e la sua NBC Symphony Orchestra)
non però come era stato fatto negli anni ’20 da Gershwin e soci, ma giustapponendo
e fondendo proprio gli elementi tipici dei due linguaggi musicali di modo da
creare un linguaggio ibrido nuovo.
Negli anni ’50, sempre grazie all’opera di esponenti del mondo del jazz, che in questo periodo sembra essere particolarmente fecondo, si cominciano ad avere trascrizioni jazzate e rielaborazioni di classici della musica colta dei secoli scorsi (di grande qualità ad esempio le trascrizioni bachiane del pianista francese Jacques Loussier o le rielaborazioni wagneriane di Stan Kenton).
Per avere contaminazioni sul versante opposto (le
contaminazioni “colte” della musica popolare), si deve attendere il volgere
della decade successiva, e di nuovo la scena ad essere interessata è quella
jazzistica, con il fiorire di musicisti come Ornette Coleman e Sun Ra che, attraverso
la tecnica del free jazz si dedicheranno alla ricerca stilistica tipica della
musica d
odecafonica
e atonale applicata al jazz.
Nello stesso periodo, i musicisti di quello che a tutti gli effetti diverrà il genere musicale popolare per eccellenza, cioè il trock, cominciano anch’essi ad interessarsi alla sperimentazione, complice anche l’avvento dell’uso di droghe e altri artifici atti ad espandere le percezioni tipiche di quel periodo.
Dopo il fenomeno deflagrante della psychedelia “inventata”
per così dire dai Beatles, tra la fine degli anni ’60 e la prima metà dei ’70
un gruppo di musicisti, in parte autodidatti, in parte di estrazione accademica,
cominceranno a sperimentare l’uso di linguaggi “alti” nelle
proprie
composizioni (si vedano ad esempio certe composizioni dei Pink
Floyd o dell’Alan Parsons
Project), mentre altri riesumeranno la tecnica della citazione, della trascrizione
o dell’ibridazione di composizioni classiche (anche moderne, come la Toccata
di Ginastera rielaborata da Emerson, Lake and Palmer,
peraltro con l’approvazione entusiasta dello stesso autore).
Ovviamente, come in tutte le espressioni umane, non tutta la musica nata da queste commistioni è di buona qualità, ma la maggior parte di ciò cheè stato prodotto in quegli anni si assesta su un livello di qualità elevata.
Nel corso
degli
anni, con l’avvento del cosiddetto riflusso, questo filone musicale si è in
buona parte “essiccato”, lasciando però agio a molti musicisti di questo periodo
di produrre di tanto in tanto opere di pregio assoluto (si vedano per esempio
le composizioni lirico-sinfoniche di Paul McCartney Liverpool oratorio e Standing
stone, l’Oratorio di Vangelis Mythodea,
le opere Genesi e Gilgamesh di Franco Battiato, nonché il successo teatrale
europeo di questa stagione, l’opera Notre Dame de Paris di Riccardo Cocciante).
Aria sulla
quarta corda di Bach nella trascrizione ed esecuzione del Jacques Loussier
Trio in una nuova registrazione del 2001
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Frammento di Shine on you Crazy Diamond dall’album "Wish you where here" (1975) dei
Pink Floyd
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The Fall
of the House of Husher: Prelude (Parsons/Woolfson/Powell) tratto dall’album
"Tales of Mistery and Imagination" (1975) dell’Alan Parsons
Project
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Frammento dalla
Toccata di Alberto Ginastera trascritta ed eseguita nell’album "Brain
Salad Surgery" (1973) da Emerson, Lake and Palmer
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Frammento
dal X movimento dell’Oratorio Mythodea (2001) composto da Vangelis ed eseguito
dalla London Metropolitan Orchestra con il Coro Dell’Opera Nazionale di Grecia
diretti da Blake Neely con la partecipazione di Kathleen Battle e Jessye Norman
(soprani) e Vangelis alle tastiere elettroniche
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