Il cerchio si chiude
(prima parte)
Nel corso dei
secoli la musica “colta” e quella popolare avevano perlopiù coinciso; per
esempio, quando Mozart scrive le sue fantastiche opere o i suoi splendidi
concerti per pianoforte o quando Verdi compone i suoi melodrammi, scrivono dei
capolavori assoluti della musica occidentale ma scrivono
contemporaneamente anche musica “popolare”. Questo perché il gusto del
pubblico e gli intenti dei musicisti spesso coincidono, ma anche perché il
linguaggio musicale - all’epoca totalmente improntato alla struttura tonale temperata
- ha ancora moltissime frecce al proprio arco che i compositori non hanno
ancora sfruttato.
Alla fine
del XIX Secolo l’avvento degli “ismi” e l’inizio della commistione di linguaggi
artistici diversi (la musica dei neri d’America, lo studio della musica
folkloristica e la sua conseguente “intrusione” nella musica “colta”) fanno sì
che si sviluppino una serie di stili musicali considerati in un certo senso “di
serie b”, non tanto o non sempre per la loro ascendenza bassa (derivante cioè
dalla musica popolare intesa come folklore o dalla musica di minoranze etniche
trapiantate a forza e in alcuni casi non considerate neanche umane), quanto per
la semplicità forzata che queste musiche - a volte smaccatamente di strada, o
peggio da bordello, come il ragtime - tendono ad avere sia nella struttura sia
nella ripetitività esasperata della forma canzone.
Un altro elemento che porta alla nascita della musica “popolare” (che sia jazz, pop o altro) è la possibilità di riprodurre meccanicamente le composizioni data dalla nascita della registrazione acustica e dal conseguente sviluppo di un’industria discografica interessata più che altro alla ricerca del profitto.
Partendo da
questi assunti di base la critica musicale per un verso e le avanguardie
musicali per un altro hanno spinto perché si creasse una divisione netta tra
musica colta (come sempre più di frequente e con notazioni spesso snobistiche
viene definita) e musica popolare o di consumo, anche quando questa musica “di
consumo” è, per esempio un song di Gershwin, un blues di Mahalia Jackson o un
pezzo dixieland di King Oliver, espressioni artistiche che nulla hanno da
invidiare alle loro consorelle “alte”.
Per una buona parte del XX Secolo, quindi, le avanguardie e i musicisti “popolari” si sono, per così dire, detestati più o meno cordialmente e si sono tenuti alla larga gli uni dagli altri.
In un certo senso, i primi a cercare di gettare dei ponti tra “colto” e “popolare” Sono stati proprio Gershwin e alcuni altri musicisti quali Jerome Kern, Ferde Grofè e Duke Ellington in America, i quali hanno cercato di coniugare il verbo “alto” della musica sinfonica o lirica con quello “basso” del blues e del jazz e, in Europa, Janacék e Kodály che introducono l’uso di richiami alla musica folk o addirittura armonizzano e “riscrivono” la musica della tradizione della loro terra.
Questi “esperimenti” (anche se guardati con favore ed occhio benevolo da buona parte della critica) sono però considerati dagli artisti delle avanguardie quali ultime vestigia del sistema tonale ormai moribondo e pertanto rigettati come ormai obsoleti.
Non stupisce quindi che, dall’altra parte, vi sia a sua volta una manovra di allontanamento che porterà questo tentativo di dialogo ad un’empasse che durerà per una ventina d’anni prima che un gruppo di “volenterosi” da ambo le parti decida di tentare la strada del riavvicinamento tra i due “generi” (soprattutto anche perché la musica colta e il pubblico in grande maggioranza hanno nel frattempo “divorziato” l’uno dall’altro per vari motivi, che vanno dalla mancanza di cultura musicale da una parte e da un’idea di composizione e di strutturazione musicale che ha scelto la via dell’esperimento e della ricerca senza tener conto di questa mancanza di cultura).
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Ascolta un
frammento di “On the trail”
dalla GRAND CANYON SUITE di FERDE GROFÉ eseguita
dalla London Festival Orchestra diretta da STANLEY BLACK (LONDON 448
956-2) |
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Ascolta un frammento dal RONDO' MAGIARO di ZOLTÁN KODÁLY eseguito dalla ORPHEU CHAMBER ORCHESTRA (DG 447 109-2)
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