LA MUSICA DEL XX SECOLO,
QUESTA SCONOSCIUTA


Quando guardi a lungo in un abisso,
l'abisso guarda dentro di te.
Friedrich Nietzsche
 

Ritratto di Arnold SchönbergMai un'epigrafe è stata più appropriata! Quando si parla di musica del Ventesimo Secolo, solitamente la reazione è del tipo "Oh mio Dio!". Questo è probabilmente dovuto al fatto che, come in tutte le altre forme d'arte, nel secolo appena concluso anche la musica ha subito un'evoluzione accelerata, seguendo sentieri a volte anche molto difficili. 

Effettivamente, seguire gli artisti nei loro percorsi si è fatto a volte veramente problematico, specialmente quando i materiali sonori utilizzati sono manifestamente "altri" (si veda ad esempio l'uso dei rumori quotidiani nella cosiddetta musica concreta, o l'inserimento di frammenti - a volte anche piuttosto lunghi e complessi - di suoni sintetizzati e riprodotti dal nastro magnetico).

Il problema più rilevante, a mio avviso, è comunque il fatto che, sempre più spesso, si è optato per la rinuncia dell'uso del linguaggio tonale, che fino alla fine del secolo precedente l'aveva fatta da padrone, che i musicisti "colti" del '900 sentivano come non più appropriato ai loro scopi e che quindi lasciavano senza troppi rimpianti ai loro colleghi "leggeri".

 

Dagherrotipo di Giacomo PucciniQuesto, che può sembrare un atteggiamento snobistico, in realtà nasconde un effettivo malessere nei confronti del sistema tradizionale di composizione che, secondo i musicisti di inizio secolo (la cosiddetta scuola di Vienna capeggiata da artisti del calibro di Zemlinsky, Schönberg e Webern) e successivamente i loro (per così dire) eredi della scuola di Darmstadt, aveva ormai esaurito le sue potenzialità espressive (anche i musicisti più tradizionali, come Puccini, ad esempio, seppure a livello di subconscio hanno rilevato l'avvicinarsi della fine della composizione intesa in senso tradizionale [si ascolti per esempio l'inizio dell'aria di presentazione di Mimì, la protagonista dell'opera La bohème, costituita da una vera e propria serie dodecafonica (1), anche se incompleta]).

A "peggiorare" ulteriormente le cose per l'ascoltatore non avvezzo a queste novità, nel prosieguo della storia delle cosiddette avanguardie vi è stata l'introduzione di ulteriori "ostacoli", come ad esempio lo scardinamento della scala temperata creata da Bach e la reintroduzione dei quarti di tono.

Fortunatamente, non tutti i musicisti del secolo scorso erano dello stesso parere. La nascita, ad esempio, negli anni Sessanta e Settanta di correnti di pensiero come quella minimalista o quella neoromantica hanno dato alla luce musica più comprensibile al grande pubblico, in molti casi senza piegarsi a compromessi banalizzanti.

Quello che qui indegnamente mi prefiggo, quindi, è di parlare (senza salire troppo in cattedra, spero), nell'arco dei vari numeri di questa rivista, di quell'universo variegato che è la musica "colta" del secolo appena conclusosi, segnalando di volta in volta (per quanto possibile) i brani che mi paiono più interessanti.

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NOTA - (1) La dodecafonia è una tecnica di composizione sviluppato da Arnold Schönberg, il quale, mediante quello che egli definiva "metodo per comporre con 12 suoni riferiti solo l'uno all'altro" puntava alla costruzione di un nuovo vocabolario musicale.
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Introduzione dell'aria "Mi chiamano Mimì"  dall'opera La bohème di Giacomo Puccini interpretata da Renata Tebaldi in un'incisione del 1969.

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